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L'assistenza morale e materiale

L'ASSISTENZA MORALE E MATERIALE

Oggi sul quotidiano Corriere del Trentino l'intervento del prof. Giovanni Pascuzzi.

Oggi sul quotidiano Corriere del Trentino, l'intervento - che pubblichiamo di seguito - di Giovanni Pascuzzi, professore ordinario di diritto privato comparato alla Facoltà di Giurisprudenza di Trento, in merito alla neo approvata Legge sulla non autosufficienza.

Il consiglio provinciale ha appena approvato la legge a «tutela delle persone non autosufficienti e delle loro famiglie». Si tratta di un provvedimento molto importante che, già dal titolo, suggerisce considerazioni più generali. Evocare la categoria di persone non autosufficienti significa affermare implicitamente che esistono persone autosufficienti. La legge definisce non autosufficienti quanti, per una serie di cause, sono «incapaci di compiere gli atti essenziali della vita quotidiana senza l'aiuto determinante di altre persone». In cosa realmente consiste la capacità di svolgere da soli gli atti essenziali della vita quotidiana? La domanda può apparire banale: si sta parlando di attività come nutrirsi, provvedere
all'igiene personale e così via.
Ma esiste davvero un'autosufficienza rispetto a tali attività? Le persone cosiddette normali trascorrono la propria vita a svolgere un lavoro, se hanno la fortuna di averlo, in cambio del denaro che consente poi di acquistare il cibo, il sapone, l'acqua corrente, eccetera. Gli «autosufficienti» avrebbero qualche difficoltà se non ci fosse qualcuno che produce gli alimenti e i beni di consumo che servono a soddisfare i bisogni primari, ovvero qualcuno che realizza le infrastrutture necessarie a far giungere l'acqua o l'elettricità in
ogni abitazione. Senza il concorso di tutti alla vita della società, nessuno sarebbe davvero autosufficiente. Ciò varrebbe ancora di più se ogni persona avesse cento mani (tutte quelle che servono a procurarci quotidianamente i beni e i servizi di cui abbiamo bisogno) e cento occhi (tutti quelli che servono a guardarsi dai pericoli). Perché quell'idea di autosufficienza ci consegnerebbe al male peggiore: la solitudine.
La legge, all'articolo 3, introduce un nuovo diritto: «il diritto alla presa in carico». La cosiddetta «presa in carico» ha certamente a che fare con l'assistenza materiale. Ma essa è tale davvero se si sostanzia anche e soprattutto in una «presa in carico » emotiva. A tutti capita, prima o poi, di rapportarsi a persone non autosufficienti. Spesso è un genitore che ha avuto una vita iperattiva e che ora deve pagare il conto a malattie che non fanno sconti. Negli occhi di quelle persone si leggono cose che nessuna penna sarebbe in grado di scrivere. In un rapporto biunivoco: perché nella loro sofferenza scopriamo e impariamo la nostra sofferenza. Ma anche il modo per farvi fronte.

Nessuno è davvero autosufficiente: nemmeno chi pensa che bastino i soldi per comprare tutto. Lo scambio emotivo non si può comprare. Insomma, la simbiosi perenne è indispensabile alla vita di tutti. Non si deve dimenticare nessuno: anche i non autosufficienti e le loro famiglie (come recita il titolo della legge). Perché in questo consiste essere una società.

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